
Il sacrificio di Sturzo
Eretico del ’900
Pietro Maccarrone, con questo libro, non segue schemi conosciuti, perché colloca l’opera di Sturzo in un quadro che richiama la storia della Sicilia negli anni in cui l’opposizione ai Borboni si esprimeva non solo con i colori liberali e giacobini, ma anche con quelli di cattolici che manifestavano portando in processione il busto di Pio IX al grido di “Viva la Rivoluzione, Viva il Papa, abbasso i Borboni”.
Don Sturzo e la sua opera sono collocati nell’alveo della storia della Sicilia, dopo l’unità d’Italia, la legge Corléo del 1862 sull’espropriazione dei beni ecclesiastici e la soppressione degli ordini religiosi, dopo la breccia di Porta Pia e il conflitto tra il Vaticano e lo Stato italiano. Sturzo avvia la sua attività politica negli anni in cui anche in Sicilia si sviluppa un movimento democratico e popolare, laico e socialista, che alla fine dell’Ottocento si esprimerà anche con i “Fasci siciliani”, la prima organizzazione che pose con forza il riscatto dalle grandi masse dei contadini e di ceti popolari e in seguito si esprimerà, quel movimento, con il Partito socialista.
La repressione crispina del 1894 darà un duro colpo ai Fasci e al movimento, ma sollevò problemi che avranno una risposta, anche se limitata, negli anni del riformismo giolittiano. La personalità di Sturzo emerge come quella di un protagonista, straordinario e non solitario, di una stagione che potremo definire di “riscatto sociale, politico e civile”.
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